Quel copione usa e getta che non insegna nulla

giuseppe-la-rosa-gri

Il copione è sempre lo stesso: lo sconcerto quando irrompe la breaking news, il rincorrersi dei dettagli, dinamica, nome, provenienza. L’aeroporto militare di Ciampino, la bara avvolta nel tricolore che scende dal C-130, la sfilata delle autorità, lo strazio dei familiari, gli occhi velati  dei colleghi. I funerali solenni, le note del silenzio.
Poi cala il sipario. Durata totale: 3 giorni circa. Accompagnati, immancabilmente, da stucchevole retorica e sterili polemiche.

Dieci anni e 53 bare non ci hanno insegnato proprio nulla. Siamo ancora impantanati nei luoghi comuni: i mercenari, gli occupanti, ma anche gli eroi, i miti. Gli attacchi ciechi e la pomposità lacrimevole.
Quand’è che l’Italia inizierà a vedere i suoi militari per quello che realmente, e molto semplicemente, sono: donne e uomini che scelgono di intraprendere una professione impegnativa, estrema, perché estreme possono essere le conseguenze, ma pur sempre una professione. Una scelta totalizzante, che ti richiede di credere in quello che fai. Perché non potrai facilmente dire di no, perché dovrai eseguire, perché dovrai ingoiare qualcuna delle domande che ti verranno in mente quando ti verrà richiesto di fare qualcosa.
I soldi, sì i soldi, la crisi, la disoccupazione, i militari del sud che si arruolano perché nel disgraziato meridione non c’è lavoro. Va bene, c’è anche questo. E vorrei vedere che se ti spediscono in un posto come l’Afghanistan, dove ogni giorno esci dalla base senza sapere se e come ci rientrerai; dove le docce sono magari a cento metri dal tuo alloggio, e non puoi non farla, perché la polvere, durante la giornata, ti è entrata dappertutto; dove non esiste la domenica, non c’è Natale, Capodanno né Pasqua, ma non c’è neppure orario di lavoro, perché in Afghanistan non si timbra il cartellino; dove non c’è luogo sicuro, perché può sempre piovere un razzo dal cielo e colpire la base, magari proprio il tuo alloggio; dove non c’è svago, e non solo perché, se c’è, nell’unica pizzeria incontri sempre i soliti colleghi, finisci a parlare sempre di lavoro e mangi sempre la solita pizza, ma perché col cervello, lì dentro, non stacchi mai. Ebbene, vorrei vedere che non ci fosse una contropartita economica: la professionalità, il sacrificio si pagano. Come si pagano in altri mestieri e in altre professioni. Né più né meno.
Le esequie solenni quando rientrano in Italia avvolti nel tricolore? Perché a loro sì e ai morti sul lavoro no? Semplice, perché lì, a fare quello che stanno facendo, ce li ha mandati lo Stato. Quindi noi. Per i nostri interessi. Per la nostra stessa sopravvivenza. Piaccia o no. E chi ha autorizzato tutto questo è un Parlamento eletto democraticamente. Se poi non si crede nello Stato, non si scarichi la frustrazione sui militari. Quello è un altro discorso.
Lo Stato, la Costituzione e quell’inflazionato articolo 11 che recita “L’Italia ripudia la guerra”? Vero. Quello stesso articolo, tuttavia, prosegue. E recita che l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Cos’è che spinge a leggere solo fino a metà un articolo della Costituzione, se non un bieco tentativo di strumentalizzarlo?

Le polemiche, gli attacchi di parte e il pacifismo peloso sono tutti figli di una stessa malattia endemica. Finora nessuno (e dico NESSUNO) ha mai avuto il coraggio di dirci come stanno le cose: che le Forze Armate sono, come in tutte le Democrazie Occidentali, uno strumento di Politica Estera. Ecco perché ci ritroviamo ancora la partigianeria, i pout-pourri di argomentazioni pretestuose, gli impianti che si fondano sul nulla se non sull’ignoranza, che toccano a volo radente e fanno un unico, insensato minestrone di argomenti delicati e molto, molto complicati, quali l’Afghanistan, la sua situazione e la sua storia, il narcotraffico, le lobby delle armi, le politiche energetiche, il terrorismo, l’economia e la finanza, la disoccupazione nel nostro Paese, gli stipendi di chi va in missione, le famiglie che restano a casa, l’ansia del telefono che non squilla.

Smettiamola di mascherare le nostre Forze Armate con i vestiti di scena che al momento fanno più comodo, perché alla fine resta solo l’allegoria. Finiamola con i portatori di pace, i dispensatori di zainetti e caramelle, i “core de mamma” e i capitani Corelli. I nostri militari sono professionisti. Niente altro che questo.
Quando avremo introiettato questo, per magia, anche la retorica, da qualunque lato provenga, scomparirà.
L’Italia forse si ritroverà a essere un Paese un po’ più maturo. E, soprattutto, si restituirà agli uomini e alle donne in uniforme una dignità.
Perché, come loro stessi dicono: “queste rappresentazioni distorte ci hanno snaturato”.

About these ads
Questa voce è stata pubblicata in Afghanistan e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

42 risposte a Quel copione usa e getta che non insegna nulla

  1. Gianni Calisti ha detto:

    Sono d’accordo, ma resta sempre il fatto che ogni popolo deve fare la sua storia: appena se ne andranno le forze internazionali li ripartirà l’ennesima carneficina! enon potremo stare sempre a fare le balie di ogni posto del mondo dove c’è estremismo e non democrazia.
    Secondo me bisogna essere attenti prima e cioè il controllo di quello che le dittature o gli estremismi fanno e chi proteggono. Si può dare anche la lavata di muso ma poi via!
    Le vittime nelle missioni vanno messe in conto: li si rischia veramente. Quindi non dico no alle missioni, ma non gli anni di occupazione di popoli che comunque hanno bisogno di fare cose che anche non abbiamo fatto, ma impiegandoci secoli.
    SAluti e…occhio alla penna. Un abbraccio a te a tutti i colleghi.

    • carlottaricci ha detto:

      Grazie per il commento Gianni, ma…rifletti… Le obiezioni (condivisibili) che tu hai fatto sono tutte riferite al livello politico della questione. Livello che non ha nulla a che vedere con i militari. Poi, che la politica in questa missione non c’abbia capito nulla e che abbia lasciato soli i militari a fare cose che non competevano loro, per pura miopia e sciatteria…beh, è tutta un’altra storia…

  2. Antonio M. ha detto:

    grazie. speriamo che in tanti leggano e capiscano la tua analisi.

  3. Daniela Napolitano ha detto:

    Mi trovo d’accordo con Gianni Calisti sul fatto cHe dovremmo lasciare questi popoli liberi di vivere e scrivere la loro storia, se questo ci fa risparmiare anche la vita dei nostri militari direi che è un gran bell’affare. Perché non è solo un professionista che si assume i rischi del proprio mestiere. È vero si tratta di una scelta, ma proprio se fatta perchè non c’è un’alternativa a maggior ragione non si può morire per portare uno stipendio a casa. E poi, Carlotta, per quanto pensi che non c’è differenza tra chi muore in missione e chi in un cantiere edile o in una fabbrica, mi viene da sottolineare che questi ragazzi vivono…e a volte muoiono…lontani da giorni, settimane, mesi dalle loro famiglie…muoiono soli in una terra sconosciuta, con l’aggravante che qualcuno decide che la loro vita è finita, a caso, senza preferenze. Sono d’accordo che le polemiche del giorno dopo sono sterili, non ci si può ricordare dei nostri militari solo quando succede l’irreparabile, ma parlarne non toglie loro nessuna dignità. Sono davvero dei portatori di pace, proprio per assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni, sono davvero dispensatori di zainetti e caramelle, per regalare un sorriso a chi ancora non trova la strada per uscire dal baratro. Ma sono anche fratelli, figli, padri, mariti. Nessuna morte vale più o meno di altre. Solo il pensiero di chi i militari c’è l’ha in famiglia… Saluti!

  4. Antonio ha detto:

    Grazie Carlotta , sai sempre come contrastare questa opinione pubblica ormai fatta solo di retorica , disinformazione e puntamenti di dita così alla cieca .
    Quando uno di noi servitore della patria legge determinate parole , si fortifica nel sapere , che nn e’ solo un malato di utopie e che quel DRAPPO TRICOLORE nn avvolge solo le nostre bare nell’estremo sacrificio , ma avvolge i nostri cuori le nostre menti in cui è ancora racchiuso un sogno di vedere la nostra PATRIA unita nn solo territorialmente .
    Ancora grazie .

  5. Pingback: Quel copione usa e getta che non insegna nulla | Matteo Rossini

  6. Paolo Crociani ha detto:

    Geazie Carlotta!!!
    Se gli Italiani recepissero solo 1/3 della tua analisi ……… sarebbe già un successo!!!
    Ma, sfortunatamente, prnso che ció non avverrà!!! È molto più facile dare a noi le colpe, trattarci come appestati …… l’Italia, ahimè, è anche questo!!!

  7. Riccardo ha detto:

    Veramente un bellissimo articolo, parole che dovrebbero avere risonanza mediatica maggiore per la loro importanza… Nuda e cruda verità, senza la solita retorica che accompagna i giornalisti di partito e i reporter improvvisati…

  8. Andrea ha detto:

    Grazie, da uomo con le stellette, ti posso dire che hai fatto un’analisi corretta…..ma in pochi capiranno. La cosa che devi sapere tu e chi invece apprezza il nostro lavoro, e il nostro sacrificio estremo come tu stessa lo hai definito, è che continueremo a fare bene il nostro lavoro…nonostante tutto.
    Grazie ancora…

  9. David ha detto:

    Vorrei esprimere la mia più sincera gratitudine all’autore di quest’articolo, in più di sette anni di missione in Afghanistan vissuta sulla propria pelle, nessun giornalista ha mai speso parole di cosi’ alto livello. Spero che lo leggano in tanti, e che in molti riflettano su chi sono veramente i nostri militari. Gente comune….davvero speciale….come reclamava un ormai vecchio slogan.

  10. Giuseppe ha detto:

    Nel 1995, durante il governo Dini, si afferma che «la funzione delle forze armate trascende lo stretto ambito militare per assurgere a misura dello status del paese nel contesto internazionale». Nel 1996, durante il governo Prodi, si sostiene che quello militare deve essere «uno strumento della politica estera».

  11. Giuseppe ha detto:

    Questo è l’articolo 11 della Costituzione Italiana Principi Fondamentali:
    L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

  12. Irene ha detto:

    da semplice ragazza che del mondo dell’esercito sa poco o nulla – lo ammetto – l’unica cosa che mi viene da pensare è che per persone come magistrati, militari, avvocati, … che svolgono il loro lavoro perchè credono davvero nei valori come la Giustizia, debba essere molto difficile continuare a svolgere il proprio lavoro con la stessa dedizione e passione con cui hanno iniziato, specie davanti ad uno Stato che ti abbandona, per non dire che a volte ti ostacola nelle tue scelte “sane”, che tenderebbe quasi a strapparti di dosso quegli ideali con cui si comincia a lavorare e prima ancora a studiare. Beh se di fronte a tutto questo si riesce a mantenere ben salda la propria idea SANA allora tanto di cappello perchè non è certo uno stipendio, alto che sia, a permetterti di fare questo, probabilmente è più il sacrificio che hai sopporatato per arrivare fin lì. Spero solo, un giorno, di riuscire a fare altrettanto.

  13. Antonio ha detto:

    Brava Carla!
    Finalmente una voce (seria e preparata) fuori dal coro populistico.
    Con questo articolo hai dimostrato di conoscere bene la materia e sopratutto la gente (i militari) che in Afghanistan ci vanno per altri valori, oltre che per i soldi. Valori che in Italia stiamo perdendo. Grazie!

  14. franca ha detto:

    Eccolo, eccolo lì, il Soldato Jesus
    Lì, dove gli altri,
    Non volevano affatto andare
    La divisa imbevuta di passione per la Patria
    È scheggiata dalla polvere: granelli che, lui, ha smesso di spazzolare
    Col sudore che graffia il cuore e, persino, il cervello
    Un abito grondante terre lontane, anzi: lontanissime
    Culle sempre incinte di guerre
    In un oggi già ieri ed un avvenire a strascico
    Eccolo, il Soldato Jesus, compresso nel mirino del fucile
    O dentro l’avanzare di un, qualunque, carro armato
    Sotto, appena sotto, l’ultima pietra di un qualsiasi confine
    Sopra, molto sopra
    La foto della famiglia che lo aspetta, come ogni giorno
    Nella tasca più recondita della tuta mimetica
    Sì, eccolo lì, il Soldato Jesus
    Che, un niente fa, ha sfiorato il volto del terrore
    Già si vedeva in una bara imbandierata
    Con lo Stato in cordoglio, dietro un’altra medaglia da cassetto
    E cammina, cammina, a braccetto di un Ave Maria
    In un terra bruciata da un cielo a pezzetti
    Recinto blindato dove galleggiano ampie solitudini

  15. Alessandro ha detto:

    Io vorrei che tutti i nostri militari rientrassero nei nostri confini. E’ con somma tristezza che guardo le bare avvolte nel Tricolore contenenti ragazzi con facce Italiane morti per gli interessi dello Zio Sam.

  16. Annalisa Masiello ha detto:

    Grazie da una moglie di un maggiore dei bersaglieri che di missioni ne ha fatte 7!!! Conosco abbastanza bene il mondo dell’esercito e la dinamica delle missioni e lei ha fatto un’analisi eccellente!!!

  17. alain ha detto:

    diciamo pure che in afganistan ci vai solo se firmi, e firmi per soldi

    • carlottaricci ha detto:

      Intanto non “ci vai in Afghanistan solo se firmi”. Informati su chi, come e perché va in Afghanistan, prima di sparare a caso.
      Poi, tu rischieresti la vita per una somma che equivale alla possibilità di acquisto di un’auto? Un’auto media, tra l’altro. Io no. E neppure loro, fidati.

    • Francesco ha detto:

      ci vai se te lo ordinano… non vai in agenzia di viaggio…

      • Marco Ferrara ha detto:

        “diciamo pure che in afganistan ci vai solo se firmi, e firmi per soldi” e questa frase cosa significa? E’ un tentativo di spogliare una decisione importante di tutti i suoi aspetti eccetto quello economico… atteggiamento alquanto superficiale nonchè arrogante ma soprattutto insensato.
        I militari sono esseri umani come tutti gli altri. Tra di loro vi sono sognatori e moralisti, ci sono quelli più materialisti e quelli che credono negli ideali, ci sono quelli più interventisti e ci sono addirittura quelli più pacifisti… tra loro ci saranno di sicuro alcuni che mettono il compenso economico come una delle motivazioni per l’invio in missione ma ce ne sono tanti altri che lo fanno perchè credono in quello che fanno, ci sono quelli grati alla forza armata per aver loro insegnato un mestiere complesso e che voglio mettere in pratica il bagaglio appreso… ci sono persone di tutti i tipi tra gli uomni e le donne in divisa… come dice giustamente Carlotta, in fin dei conti sono dei professionisti che cercano di fare il loro lavoro al meglio e le loro motivazioni sono varie (e saranno pure fatti loro, tra l’altro).
        Allora perchè tentare in tutti i modi di equipararli a mercenari quando il compenso per andare in missione di guerra non è certo di quelli che ti cambia la vita, spesso è sufficiente ad aiutarti a pagare il mutuo della macchinetta che hai comprato e neanche interamente… perdere 6 mesi della vita di tuo figlio non vale i soldi che ti danno, ma vivere a stretto contatto con popolazioni straniere aiutandole nel momento del bisogno, popolazioni che ti ringraziano per quello che fai e che addirittura condividono una lacrima con te quando devi ritornare in Italia… tutto ciò ti fa vedere la cosa sotto una luca diversa (parlo per esperienza vissuta).
        No, sai chi sono i veri mercenari? Tutti quei calciatori miliardari che navigano nell’oro per tirare calci ad un pallone, passando da una squadra all’altra in cerca del miglior offerente e dietro i quali sbavate per non si sa quale assurdo motivo… oppure quelle soubrette che vendono il proprio corpo al dio TV (spesso non solo in senso figurato purtroppo) per apparire e sculettare in televisione con compensi che un militare dovrebbe stare in Afghanistan anni interi per eguaglliare quello che loro prendono in pochi mesi. Gente che ingiustificatamente si porta a casa miliardi senza fare assolutamente niente di utile per la società se non intrattenimento di infima qualità…
        Paragonando lo stato ad un corpo umano di cui il Governo è la testa, le forze armate e le forze dell’ordine sono le sue braccia, se non vi piace quello che fanno prendetevela con chi decide le politiche del paese non con chi cerca solo di fare il proprio mestiere.

    • gianluca ha detto:

      Caro Alain mi dispiace doverti contraddire ma ti assicuro che in afghanistan non ci vai solo se firmi, e te lo dice uno che di missioni ne ha fatte parecchie e mai e ripeto mai, ho firmato una sola volta pe partire, si parte perche’ si è fatto un giuramento, perchè si crede in valori e nell’amor di patria, quell’amor di patria che se fosse presente in minima parte in ognuno di noi, permetterebbe a questo paese di avere la posizione che merita nello scenario internazionale, e soprattutto di non subire passivamente tutto quello che le nostre classi dirigenti ci stanno propinando

  18. Pingback: Afghanistan, ucciso militare italiano - Pagina 4

  19. Riccardo ha detto:

    Brava Carlotta ,sei sempre come ti ho conosciuta schietta e diretta.

  20. mb ha detto:

    Grazie. E brava!

  21. Luca ha detto:

    Gentile Carlotta,

    per la prima volta in vent’anni di carriera mi sono sentito completamente rappresentato, senza retorica, senza strumentalizzazioni, senza odio partigiano. Lei ha reso un servigio a me ed i miei colleghi come nessuno che ricordi ha mai fatto. Grazie di Cuore.
    Luca

  22. carmelo ha detto:

    il contenuto dell’articolo e’ esaustivo e fa luce su tanti luoghi communi. sono uno dei padri di quei ragazzi e non che rischiano la vita soprattutto per il senso dello stato e di appartenenza e che senza di essi rimarrebbe ai margini del contesto internazionale
    carmelo

  23. Roberta ha detto:

    io che con le parole non sono brava, ho finalmente trovato un articolo che ha dato voce ai miei pensieri. Grazie

  24. breisen ha detto:

    L’ha ribloggato su Amolanoia.

  25. Nico ha detto:

    Farti i complimenti mi sembra semplice retorica per chi come me ti conosce bene. Ma questo non è solo un articolo, contiene quello che oggi i “giornalisti” hanno dimenticato. Già, hanno dimenticato che prima di dare fiato alle trombe o inchiosrto alla carta bisogna viverle sulla propria pelle queste esperienze. Bisogna avere il coraggio di andare a vedere e farlo a mente aperta senza pregiudizi magari legati a un film visto al cinema. Carlotta appartiene a una categoria, aimè, ma anche ahinoi, in via di estinzione. Lei le cose non te manda a dire e manifesta tutto il suo dissenso senza alcun problema. Ma è anche capace di guardare oltre la punta del naso. Non è una militarista ma una capace osservatrice della vita senza paura né pregiudizi.
    Grazie !
    Nico

  26. Lorenzo Bianchi ha detto:

    Brava Carlotta sono Lorenzo Bianchi sottoscrivo in pieno. Basta con le balle e le formule vuote!

  27. Stefano ha detto:

    Sono un Paracadutista in congedo del 186° Rgt ed ho partecipato per 6 mesi alla missione in Somalia tra dicembre del 92 e giugno 93.
    Quell’anno nella Folgore non mi abbandonerà mai, specialmente in questo periodo di ricordi ormai ventennali.
    Era tanto tempo che desideravo leggere parole vere, sane, oneste e senza le solite ipocrisie che “aleggiano” sulle Forze Armate in questo paese: faccio i miei complimenti a Carlotta Ricci per lo stupendo articolo.
    Grazie
    Stefano

  28. marco ha detto:

    Grazie Carlotta,sono tuttora in Afghanistan,grazie per l’articolo,in molti potranno comprendere,ma,anche se in in minima parte,c’è sempre chi ,per ignoranza o superbia,non vuol e non potrà mai capire.

  29. Marisa ha detto:

    Alla fine del tuo articolo parli di dignità…….
    quale dignità può un paese dare ai suoi servitori quando l’aula deserta saluta il Ministro della Difesa conun vuoto assordante ?
    Quale dignità può dare un paese che abbandona i suo militari in India ?
    Quale dignità per uomini e donne che scelgono di sacrificare la propria vita per questo schifo di paese e si sentono dire che sono uguali a un qualsiasi altro impiegato statale ?
    Quale dignità se oggi ci siamo già dimenticati di 53 professionisti, come dici tu, che sono morti perchè hanno servito il proprio paese ?
    VERGOGNA ITALIA !!!
    E io non sono ne militare e neppure moglie o sorella o simpatizzante di militari (per rispondere a eventuali faziose polemiche).

    • gianluca ha detto:

      Grazie Marisa, un grazie di cuore da chi della carriera militare ne ha fatto un vanto, e deve vedere due colleghi marinai abbandonati in India solo perchè stavano facendo il loro dovere

  30. GIUSY ha detto:

    Anche io sono moglie di un maresciallo dell’esercito. Mio MARITO è sempre partito per le missioni di PACE per assolvere al suoi compiti e fare il suo lavoro e dovere come una qualsiasi persona che la mattina va a lavorare onestamente! Complimenti a Carlotta hai scritto un articolo degno di tutti coloro che svolgono la professione di militare con alta risonanza.

  31. matilde ha detto:

    Grazie Carlotta, per quest’analisi così lucida e priva di ipocrisie. Vorrei vedere più spesso articoli come questo sui nostri giornali: penso che gli italiani abbiano bisogno di una severa “rieducazione” all’amor patrio e all’orgoglio nazionale. Ho apprezzato anche il contributo di Marco Ferrara: i nostri militari vanno in missione per mille motivazioni diverse, ma sempre e comunque a rappresentare l’Italia e tutti noi. Rispettiamoli per questo!

  32. Stefano ha detto:

    Dopo avere letto e ri-letto i validissimi pensieri di Carlotta Ricci, stavo riflettendo e ricordando quanto scrisse la “collega” Giuliana Sgrena in merito alla vicenda dei nostri Fucilieri del Battaglione San Marco, ostaggi in India di una situazione che definire assurda è poco…
    Come noto,credo, la Sig.ra Sgrena ha dedicato parole alla vicenda che definire squallide è davvero riduttivo…capisco che parlare di “colleghi” non è semplice, ma mi piacerebbe conoscere l’opinione di Carlotta Ricci in merito, se ne avesse voglia.
    Grazie
    Un saluto, Stefano Massenz

    • carlottaricci ha detto:

      Grazie per la sollecitazione Stefano. Ricordo benissimo gli articoli di Giuliana Sgrena. E ricordo aanche di aver avuto un civile scambio di battute sulla sua pagina FB. Io mi sono espressa sull’argomento, prendendola, però, sempre dal punto di vista dei pregiudizi e delle argomentazioni pretestuose. Lo torvi su questo blog. Questo il link: http://carlottaricci.wordpress.com/2013/03/30/inquisitori-2-0/ Spero sia esaustivo!

      • Stefano ha detto:

        Condivido totalmente anche qui! una situazione pazzesca e assurda questa dei nostri Fucilieri….chissà, magari c’è ancora qualcuno convinto che si tratti davvero solo di una storia di due militari presunti tiratori contro un peschereccio…ma quelli, purtroppo, non li convinci nemmeno sbattendogli la verità in faccia…grazie Carlotta, un saluto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...